giovedì 6 agosto 2015

ASSO



ASSO
di Roberto Recchioni
Nicola Pesce Editore 
2012, 132 pagine, cartonato, 15 euro 



Una esperienza emozionate, a tratti perfino esaltante. Tuttavia, è chiaro che non si tratta di un libro da poter mettere in mano a chiunque, certi che tutti lo apprezzeranno. Ma è proprio questo il suo principale pregio: essere sopra le righe. Oltre il comune senso delle convenzioni. La prima cosa che colpisce, e si tratta di un aspetto particolarmente significativo, è il fatto che "Asso" non solo è scritto ma anche illustrato da Recchioni, noto soprattutto per essere uno sceneggiatore. In realtà, Rrobe (questi il nome con cui si firma quando disegna) è molto bravo (in certi casi, bravissimo) anche a dare forma e colore alle sue idee, sperimentando tecniche e soluzioni degne dei migliori autori completi.Il paragone che prima viene in mente è con lo Zanardi di Andrea Pazienza. Il fatto che il suo talento grafico sia stato messo a servizio della propria opera più autobiografica, rende "Asso" una vera e propria seduta psicoterapeutica in pubblico, uno sfogo liberatorio assoluto di desideri e pulsioni esternati senza filtri, se non quelli della sublimazione, l'innalzamento cioè verso l'universale di qualcosa di privato e di contingente. Attenzione, però: benché sia chiaro che Asso sia l'alter ego dell'autore, non coincide con lui: "quanto narrato in questo volume è opera di fantasia. Roberto Recchioni invece esiste davvero", si avverte in apertura. 

Detto ciò, si comincia con l'ottovolante di esaltazione e di cupa disperazione, di alternanza fra pulsioni di vita e desiderio di morte. Chi conosce l'autore sa quanto sia autobiografica la storia di Dylan Dog "Mater Morbi", di recente ristampata in volume, e dunque quanto sia drammatico il quotidiano confrontarsi con la malattia, suo ma di tantissimi altri. "Perché a me?", si chiede Asso disteso, con la flebo nel braccio, in un letto di ospedale; "e perché non a te?", gli risponde un Dio senza volto e crudele togliendo ogni speranza a voi che entrate. Ma l'autobiografismo prosegue nei ricordi d'infanzia, quelli relativi al padre assente che non c'era mai, sostituito con Darth Vader che poteva proteggerlo e soffocare i "bambini cattivi" che tormentano tutti da piccoli, ed ecco dunque la realtà confondersi con la fantasia, in un liberatorio delirio in cui è possibile abbracciare il lato oscuro della forza ed esorcizzare i problemi di salute, il lavoro che non si trova, la situazione sentimentale che terremota il cuore, la paranoia di intere giornate trascorse senza punti di riferimento, senza ancore a cui assicurarsi, senza abbracci. La via d'uscita dal tunnel diventa allora il fumetto: il fatto liberatorio di poter affidare alla carta le proprie grida, le proprie fantasie, comprese quelle più perverse che fanno parte dell'immaginario erotico di tutti ma che in pochi riescono a confessare, preferendo le nevrosi alla liberazione delle proprie istanze inconsce, quelle che turbinano nel mare in tempesta dell'Es. Facendolo fare ad Asso, una controfigura immaginaria, diventa persino possibile abusare di partner disposte ad assecondare ogni sopruso sessuale. 

Emergendo da questa nebulosa di dolore e di angoscia, di desideri repressi e di volontà di potenza e di sopraffazione, di autoaffermazione negata e di tutto quanto farebbe la felicità di Freud (ma "la psicanalisi è per i froci", ringhia il protagonista a un certo punto, da vero bullo), ciò che viene fuori è un calderone di immagini e di vicende scollegate fra loro e apparentemente senza senso, come sono senza senso, spesso, i sogni e i deliri che rivelano, invece, tutto di noi. Se vi sentite pronti a calarvi negli incubi e dei desideri altrui, che potrebbero sembrarvi inquietantemente simili ai vostri, fatevi schiaffeggiare da Rrobe, e vi sentirete liberati come dopo una seduta di bioenergetica.

Nessun commento:

Posta un commento