venerdì 14 agosto 2015

JE SUIS CHARLIE



Autori Vari
JE SUIS CHARLIE
Edizioni Corriere della Sera
2015, brossourato
320 pagine, 4.90 euro

Subito dopo l'uscita di questo libro, alcuni disegnatori italiani (non so se anche stranieri) hanno protestato per aver visto pubblicato un loro lavoro, comparso in Rete, senza che ne fossero stati informati. Per quanto degno di nota, questo aspetto della questione non riguarda la qualità dei contenuti e dunque non è di questo che mi interessa parlare. Perché mi interessa di più testimoniare l'emozione forte con cui ho sfogliato pagina dopo pagina, con il cuore in gola. Indubbiamente uno dei più belli e significati esempi di satira disegnata della storia del mondo, per il numero di artisti coinvolti, per la brillantezza e l'efficacia delle loro opere, per ciò che esse significano dopo la strage compiuta dai terroristi nella sede del giornale francese "Charlie Hebdo". Tutti i disegnatori, in rappresentanza di decine di Paesi del mondo, si sono schierati in difesa della libertà e hanno pianto le vittime che hanno avuto il coraggio di difenderla ("meglio morire in piedi che vivere in ginocchio", diceva Charb, il direttore di "Charlie", ucciso nel massacro). Io, che mi sono angosciato per quella morte come per quella di un fratello (benché non leggessi la sua rivista e non lo conoscessi se non di fama), e ho trascorso notti insonni, vorrei che sempre gli uomini liberi fossero uniti come è successo nelle ore immediatamente seguenti l'attacco, e mi convinco che l'unico modo per non aver paura sarebbe sapere sempre di essere in tanti a condividere gli stessi ideali secondo i quali ogni uomo nasce libero e ha diritto alla vita e alla ricerca della felicità. Invece, quel che più mi dispiace (oltre all'assoluta certezza che purtroppo saremo costretti a vivere nel timore di nuove stragi e ci censureremo tutti, dandola vinta a chi vuol soffocare il nostro pensiero) è che subito dopo i fatti di Parigi già in mezzo a noi sono cominciati i distinguo. C'è chi ha sostenuto che Charb e gli altri se la sono cercata, chi addirittura continua a ribadire che gli attacchi alla religione vanno puniti. Chiunque stabilisca dei "se" e dei "ma" davanti a un omicidio, ne è complice. Non c'è disegno al mondo, qualunque cosa rappresenti, che possa provocare la messa a morte del suo autore. Se qualcosa ci sembra offensivo o blasfemo, si può evitare di leggerlo. Al limite si risponde con degli argomenti: a carta si contrappone carta. Ma uccidere? La questione non è che tipo di vignette pubblicasse Charlie, è il diritto di un giornale di proporre le idee che crede. Personalmente difenderò sempre qualunque giornale, non soltanto il giornale che scrive quel che penso io. Dispiace vedere tanta gente che invece reputa libertà soltanto la propria. Se si stabilisce il principio che non è lecito pubblicare quello che potrebbe offendere gli altri (o addirittura si accetti che chi lo fa possa essere massacrato), il mondo cadrà in mano ai permalosi. Tutto può essere offensivo, persino un sorriso interpretato male. Nel libro del Corriere c'è una sola voce fuori dal coro, che accusa "Charlie": quella di Joe Sacco. Io non condivido niente di quello che lui ha disegnato sulla strage, ma sono contento che abbia potuto liberamente farlo. Vorrei che a tutti fosse sempre consentito di fare altrettanto.

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